Sabbia

castello-sabbia.jpg Agnese cucinava, assorta nei suoi pensieri, pensava al concetto di solidità. Ragionava sul fatto che, ad esempio, l’illuminazione è come una montagna, solida, da scalare. Si cammina e si cammina con lo sguardo verso l’alto immaginandosi di salire e che tutti gli altri, persone, amici, conoscenti, fossero sempre più lontani, più sotto di sè.  Ma si chiedeva se una volta arrivati alla cima, non ci si accorgesse in realtà che quella montagna non fosse solida, bensì fatta di sabbia, e cioè che ad ogni passo la sabbia scivolasse verso il basso, cosicchè alla fine ci si ritrovasse tutti assieme in una grande pianura gialla. Insomma un enorme sforzo inutile! Ecco perchè le piaceva pensare che siamo già tutti illuminati, e se solo ci avesse riflettuto un pò prima, non si sarebbe dovuta rammaricare del fatto che la pasta che aveva a bollire fosse diventata così scotta che ora era un unico blocco solido immangiabile. Fu così che Agnese comprese che quando si fà una cosa è sempre meglio concentrasi su quell’unica e non su due, da ciò il termine zen “butsudo”, soprattutto se una di queste due è scrivere sulla lavagna  bianca riscrivibile del suo ufficio con un pennarello indelebile la frase “il mio capo è un antipatico rompipalle”, ma questa è un’altra storia…
Sabbiaultima modifica: 2008-11-05T22:09:58+00:00da agrauwin
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